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Il fallimento della legge di Moore è la fine di un’era. L’era in cui il progresso tecnologico era scandito da tempistiche chiare e ben definite. ‘Ogni 24 mesi – secondo Moore – il numero di transistor di un circuito integrato raddoppia, facendo raddoppiare la performance dei processori ogni 18 mesi‘. Questa legge, che si tratta più che altro di una osservazione empirica, oggi non vale più.

I chip dei computer non corrono più come una volta

Cosa dice la Legge di Moore? E’ una legge empirica che descrive lo sviluppo della microelettronica, a partire dall’inizio degli anni Settanta, con una progressione sostanzialmente esponenziale, perciò straordinaria; la legge fu enunciata per la prima volta nel 1965 da Gordon Moore, storico co-fondatore di Intel e pioniere dei circuiti integrati. La ribadì pubblicamente nel 1974. A detta dell’informatico la complessità dei microcircuiti (misurata dal numero di transistori per chip o per area unitaria) raddoppia periodicamente, con un periodo originalmente previsto in 12 mesi, allungato a 2 anni verso la fine degli anni Settanta e dall’inizio degli anni Ottanta assestatosi sui 18 mesi.

Detta in modo semplice: la potenza del computing aumenterà drasticamente, mentre i costi relativi diminuiranno a ritmo esponenziale ogni 18 mesi. Più che di una legge si tratta di una previsione del futuro dell’avanzamento tecnologico. Il merito di questa osservazione? Quello di aver cambiato il modo in cui pensiamo alla velocità di evoluzione tecnologico. Ma non solo. E’ stata a lungo il modello di business fondamentale per l’innovazione. Il famoso paradigma ‘più piccoli, più veloci e più economici‘ nasce proprio da qui. E’ propri qui che sorge il problema. La miniaturizzazione estrema delle tecnologie che abbiamo visto negli ultimi anni è arrivata al famoso ‘punto di non ritorno’, punto oltre al quale una crescita esponenziale non è più possibile.

La tecnologia negli ultimi 50 anni ha fatto passi da gigante. Parliamo di esempi pratici. Nel 1956 un esemplare del colossale IBM 350 Disk File, con la sua tonnellata di peso, era in grado di immagazzinare circa 5MB di memoria nei suoi dischi. Oggi una semplice chiavetta USB da pochi grammi può contenere una memoria da almeno un Terabyte. Il lavoro che avrebbe impiegato circa 200mila IBM 350. Idem se pensiamo al mercato dei computer. Sempre più potenza a prezzi sempre più accessibili. La capacità di elaborazione che un tempo stava in un’intera stanza, oggi sta sul palmo delle nostre mani, in un normalissimo smartphone.

Che ad un certo punto legge di Moore avrebbe trovato un ostacolo insormontabile nella natura era cosa prevedibile. Da un lato i minuscoli transistor dei circuiti integrati non possono essere miniaturizzati all’infinito, dall’altro devono contenere al loro interno una carica elettrica, cioè un certo numero di elettroni, che, in quanto particelle, occupano anch’esse dello spazio. Per questo motivo negli ultimi anni il progresso si è sviluppato puntando su tecnologie multi-core per dare più potenza senza ridurre le dimensioni.

 

Il microprocessore del futuro?  Le speranze sono tutte nei computer quantistici, a cui stanno lavorando i big della tecnologia, tra cui Google e IBM. Che possa essere questa la risposta? Crolla una certezza durata 50 anni.

Quello che sappiamo, per ora, è che è la fine di un’era. Possiamo solo interrogarci su cosa ci riservi la prossima. 

 

 

http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2017/02/13/ASdda0FG-computer_corrono_moore.shtml

http://www.pontilenews.it/6018/SCIENZE%20E%20TECNOLOGIA/legge-di-moore-al-capolinea-come-sar224-il-microprocessore-del-futuro.html

http://www.treccani.it/enciclopedia/legge-di-moore_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)/

http://www.intel.it/content/www/it/it/homepage.html