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44 milioni di persone nel mondo sono affette dal morbo di Alzheimer. Uno studio italiano potrebbe rivoluzionare la ricerca di una cura sfruttando l’Intelligenza Artificiale. Alcuni ricercatori dell’Università di Bari hanno messo a punto un algoritmo che potrebbe aiutare ad individuare la patologia dieci anni prima che si manifestino i sintomi.

Lo stesso algoritmo potrà essere usato per identificare in anticipo altre malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson.

Il morbo di Alzheimer è il tipo più comune di demenza. In Italia, più di un milione di persone ne soffrono. Nel mondo il morbo colpisce più di 44 milioni di adulti. Grazie all’Intelligenza Artificiale sarà possibile diagnosticare l’Alzheimer dieci anni prima rispetto a quanto avviene attualmente. A dimostrarlo uno studio dell’Università di Bari, che è stato pubblicato proprio ieri in prima pagina su ‘Il Times’ di Londra.

L’Intelligenza Artificiale viene utilizzata sempre più spesso nel campo della medicina e della prevenzione. Molti esperti ritengono che diventerà presto uno strumento diagnostico fondamentale. Gli algoritmi delle A.I., infatti, sono in grado di imparare ad individuare caratteristiche rivelatrici di diverse malattie, anche di quelle ancora poco conosciute dagli scienziati. I medici utilizzano già le risonanze per individuare i cambiamenti portati dall’Alzheimer, ma gli scienziati ritengono che l’Intelligenza Artificiale possa aiutare gli specialisti a diagnosticare le condizioni prima che i cambiamenti siano chiaramente visibili.

I ricercatori dell’Università di Bari hanno sviluppato un algoritmo che analizza le risonanze magnetiche dei pazienti per identificare i cambiamenti strutturali al cervello causati dal morbo di Alzheimer. Questa tecnica potrebbe aiutare a individuare la patologia 10 anni prima che si manifestino i primi sintomi. Al momento non esiste una cura per l’Alzheimer, ma una diagnosi precoce aiuterebbe i pazienti ad essere seguiti con largo anticipo per prepararsi ai cambiamenti di vita necessari per affrontare la malattia.

Gli scienziati stanno cercando di capire se un trattamento anticipato della malattia potrebbe o meno ritardarne i sintomi. Proprio per questo motivo la scoperta dei ricercatori baresi è di così grande importanza.

Come fa l’algoritmo ad individuare la malattia? Il metodo è stato testato sulle risonanze di 38 pazienti malati di Alzheimer e di 29 individui sani. L’esperimento è stato poi ripetuto su 148 persone, di cui 52 sane, 48 malate di Alzheimer e 48 con minori problemi cognitivi che nel giro di dieci anni hanno poi sviluppato l’Alzheimer. I risultati dello studio sono stati strabilianti: “L’intelligenza artificiale — scrivono gli autori — è riuscita a distinguere un cervello sano da uno con l’Alzheimer con un’accuratezza dell’86%, ed è anche stata in grado di individuare la differenza tra cervelli sani e quelli con disabilità lieve con un’accuratezza dell’84%”.

La nuova tecnica ha anche il vantaggio di essere più economica e meno invasiva di quelle utilizzate fino ad oggi. Affinando questo algoritmo sarà possibile utilizzare la stessa tecnica per identificare anche altre malattie neurodegenerative prima che queste si manifestino, come ad esempio il Parkinson.

Gli studiosi dell’Università di Bari non sono gli unici a studiare le possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale in ambito medico. Scienziati del Massachusetts Institute of Technology, della Case Western University dell’Ohio e della McGill University in Canada hanno usato questa stessa tecnologia per predire lo sviluppo dell’Alzheimer con risultati altrettanto incoraggianti.

https://www.thetimes.co.uk/article/ai-can-identify-alzheimer-s-a-decade-before-symptoms-appear-9b3qdrrf7

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2017/09/20/news/alzheimer_l_intelligenza_artificiale_per_scovare_la_malattia_10_anni_prima-176018356/